PSICHIATRIA E OMEOPATIA: CONSIDERAZIONI STORICHE SULLA MEDICINA ROMANTICA


1) Prima dell'omeopatia: Hahnemann psichiatra e il caso Klockenbring. Paralleli con la psichiatria francese contemporanea di Philippe Pinel.
2) Principi della teoria omeopatica (1796-1842). Il romanticismo e la medicina romantica.
3) Il punto di vista dell'omeopatia sulla malattia psichica.
4) I placebo non sono tra loro equivalenti
5) Il romanticismo e la ricerca delle cause meccaniche del pensiero. Postromantici, tardoromantici e neoromantici: da Marx a Freud, senza dimenticare i teorici del razzismo.

L'OMEOPATIA E' UN ERRORE DEL PENSIERO MEDICO.
NOI POSSIAMO IMPARARE MOLTO DAI NOSTRI ERRORI, A PATTO DI STUDIARLI

1) Prima dell'omeopatia: Hahnemann psichiatra e il caso Klockenbring.
Hahnemann si occupo', in pratica, di un solo paziente psichiatrico, un importante uomo politico chiamato Klockenbring che aveva sofferto di un grave episodio depressivo. Adotto' nei suoi confronti un approccio umanitario e una sorta di psicoterapia ante litteram, analoga a (e forse influenzata da) quella sperimentata nello stesso periodo da Philippe Pinel in Francia.

2) Principi della teoria omeopatica (1796-1842). Il romanticismo e la medicina romantica.

Il romanticismo nella filosofia e nella letteratura fu una corrente complessa e poliedrica, dalla quale non è facile estrarre principi generali e formalizzazioni rigorose. Ciononostante, alcune idee tipiche emergono con evidenza; tra queste analizzeremo soltanto quelle più pertinenti alla medicina romantica.

a) I romantici ritenevano che l'universo fosse governato da forze misteriose ma potenti. La natura, il cosmo, l'uomo, la vita: tutto nel pensiero romantico è determinato da forze o energie, o ne è l'aspetto visibile. Il vitalismo non fu inventato ma adottato dai romantici (del resto fu adottato, in modalità e con intenzioni molto diverse anche dalla medicina illuministica francese).

b) La vita è una forza: nella prefazione della II edizione del Frankenstein di Mary Shelley si trova un brano molto interessante: "Many and long were the conversations between Lord Byron and Shelley, to which I was a devout but nearly silent listener. During one of these, various philosophical doctrines were discussed, and among others the nature of the principle of life, and whether there was any probability of its ever being discovered and communicated. [...] Perhaps a corpse would be re-animated; galvanism had given token of such things: perhaps the component parts of a creature might be manufactured, brought together, and endued with vital warmth.[M. SHELLEY, 1831]"

c) Il vitalismo classico precede di molto il romanticismo: è attribuito a Georg Ernst Stahl (1659-1734), e fu declinato in varie accezioni. Ci fu nella medicina un vitalismo illuministico, rappresentato soprattutto da X. Bichat a Montpellier; e un vitalismo romantico. Semplificando al massimo, il vitalismo illuministico considerava le forze vitali come proprietà della materia vivente; quello romantico come cause della vita.

d) Una teoria medica romantica coeva con l'omeopatia du il magnetismo animale di Franz Anton Mesmer. Anche in questa teoria la vita è una forza, e la malattia una perturbazione della forza vitale, causata da una alterata ed asimmetrica distribuzione del fluido magnetico nel corpo del malato.

e) Il vitalismo romantico nell'accezione di S. Hahnemann:
"Nello stato di salute dell’uomo la forza vitale, vivificatrice e misteriosa, domina in modo assoluto e dinamico (= autocrazia) il corpo materiale (= organismo) e tiene tutte le sue parti in meravigliosa vita armonica di sensi e attività, in modo che il nostro intelletto ragionevole si possa servire liberamente di questo strumento sano e vitale per gli scopi superiori della nostra esistenza (HAHNEMANN 1842, n. 9)."

"L’organismo materiale, considerato senza la forza vitale, è incapace di alcuna sensazione, di alcuna attività e di autoconservazione. Unicamente l’essenza immateriale – principio vitale, forza vitale – conferisce all’organismo materiale, nello stato di salute e di malattia, tutte le sensazioni e determina le sue funzioni vitali (HAHNEMANN 1842, n. 10)." Lo stato di malattia, come quello di salute, dipende dall'equilibrio tra le forze vitali e quelle esterne: le malattie "non sono alterazioni meccaniche o chimiche della materia dell’organismo e che non dipendono da un agente patogeno materiale, ma che sono soltanto una perturbazione spirituale e dinamica della vita (HAHNEMANN 1842, n. 31)."

f) La medicina omeopatica oppone alle forze della malattia le forze contenute nei suoi farmaci: salute e malattia si scontrano sul piano delle forze immateriali.
"Questa dose minima può contenere quindi solo quasi unicamente forza curativa pura, isolata, immateriale e produce azioni così potenti, che non si ottengono mai con grandi dosi di medicina in sostanza (HAHNEMANN 1842, n. 11, nota a piè di pagina)."

"La nostra forza vitale, quale principio spirituale dinamico, non può venire aggredita e intaccata da agenti nocivi all’organismo sano a mezzo di potenze nemiche (che disturbano dal mondo esterno l’equilibrio della vita) se non per via dinamica. Tutte le alterazioni morbose – malattie – non possono essere rimosse dal medico in nessun modo se non con la forza dinamica virtuale dei rimedi agenti sulla nostra forza spirituale vitale a mezzo della sensibilità nervosa dovunque presente nell’organismo (HAHNEMANN 1842, n. 16)."

g) La malattia terapeutica:
"Noi dovremmo imitare la natura, che talvolta cura una malattia cronica aggiungendone un’altra, ed usare per la malattia che intendiamo curare (specialmente se è cronica), quella medicina che è capace di produrre una malattia artificiale il più possibile simile, e la prima malattia sarà curata; similia similibus (HAHNEMANN 1796, p. 265)."

"Dunque per essere in grado di curare, noi dobbiamo soltanto opporre all’irritazione anormale della malattia che affligge il paziente una medicina adeguata, vale a dire un altro potere morbifico il cui effetto sia molto simile a quello mostrato dalla malattia (HAHNEMANN 1805a, p. 451)."

"Questo si basa sulla seguente legge naturale omiopatica – legge qua e là intravista, ma finora non riconosciuta e che è base di ogni vera guarigione: 'Un’affezione dinamica debole viene, nell’organismo vivente, duraturamente cancellata da un’affezione più forte, se questa, differendo per qualità, le è assai simile nella sua manifestazione' (HAHNEMANN 1842, n. 26)."

"Poiché ogni malattia (non di spettanza della chirurgia) consiste in una perturbazione, nei sentimenti ed attività speciali, patologica, dinamica della nostra forza vitale (principio vitale) – il principio vitale, perturbato dinamicamente da malattia naturale, nella cura omiopatica viene attaccato da un’affezione più forte, simile, artificiale, determinata dalla somministrazione di una medicina potentizzata e scelta esattamente per la somiglianza dei sintomi. In questo modo si spegne e scompare il senso della affezione patologica naturale (più debole) dinamica, che da questo momento non esiste più per il principio vitale. E il principio vitale viene interessato ed ora dominato da questa affezione patologica artificiale, più forte, che, estinta presto la sua azione, lascia libero e guarito il malato (HAHNEMANN 1842, n. 29)."

h) L'efficacia della terapia omeopatica si basa sulla possibilità di sostituire la malattia "naturale" con quella terapeutica, possibile soltanto se le due sono simili. Questa ipotesi ha due conseguenze: 1) il farmaco omeopatico deve essere capace, grazie alle forze in esso contenute, di causare una malattia:

"Ogni potente sostanza medicinale causa nel corpo umano una forma peculiare di malattia; e quanto più è potente il farmaco, tanto più peculiare, marcata e violenta la malattia (HAHNEMANN 1796, p. 265)."

2) La malattia dovuta al farmaco deve essere simile nei sintomi alla malattia naturale. Lo strumento per scoprire gli effetti dei farmaci è il proving: il medico o un suo collaboratore assume il farmaco e riporta scrupolosamente i sintomi da esso causati:
"Per scoprire gli effetti delle medicine meno potenti in questo modo [proving], noi dobbiamo somministrare una sola dose alquanto grande alla persona sana e dalle abitudini temperate che accetta di essere il soggetto dell’esperimento; ed è meglio somministrarla in forma di soluzione (HAHNEMANN 1805a, p. 452, nota a piè di pagina)".
Una osservazione importante è la seguente: spesso i sintomi attribuiti ai farmaci nel proving costituiscono un importante indizio di ciò che Hahnemann riteneva fosse un segno di malattia, naturale o iatrogena.

3) Il punto di vista dell'omeopatia sulla malattia psichica.
In una coerente accezione vitalistica, ogni funzione biologica, sia essa mentale o organica è governata e causata dalle forze vitali; e queste interagiscono con altre forze o influenze esterne, sicché la malattia mentale, come quella organica, risulta dalla perturbazione delle forze vitali operata da influenze esterne, "meteoriche o telluriche".

"Il Creatore delle potenze salutari ha tenuto in singolarissima considerazione questo elemento fondamentale delle malattie, i cambiamenti dello stato d’animo e di mente, poiché non esiste al mondo alcun medicamento, di una certa potenza, che non alteri in modo chiaro lo stato d’animo e di mente dell’uomo sano, che ne faccia esperimento; ed ogni medicamento da un’alterazione diversa (HAHNEMANN 1842, n. 212)."

La speciale relazione tra le forze vitali e l'ambito neurologico e psichiatrico è sancita dal fatto che i nervi sono la sede principale delle forze vitali:
"La nostra forza vitale, quale principio spirituale dinamico, non può venire aggredita e intaccata da agenti nocivi all’organismo sano a mezzo di potenze nemiche (che disturbano dal mondo esterno l’equilibrio della vita) se non per via dinamica. Tutte le alterazioni morbose – malattie – non possono essere rimosse dal medico in nessun modo se non con la forza dinamica virtuale dei rimedi agenti sulla nostra forza spirituale vitale a mezzo della sensibilità nervosa dovunque presente nell’organismo (HAHNEMANN 1842, n. 16)."

4) I placebo non sono tra loro equivalenti.
C'è ampio consenso nella medicina sul fatto che l'omeopatia sia essenzialmente un placebo. Bisogna però considerare che l'effetto placebo, avendo natura psicologica, dipende fortemente non solo dalla fiducia del paziente ma anche dall'autorevolezza della terapia proposta. In questo senso l'omeopatia, che vanta una storia plurisecolare e una speciale attenzione ai bisogni del paziente (imposta dalla necessità di "persnalizzare la terapia") risulta essere un placebo molto efficace, affine più a una psicoterapia che ad una terapia farmacologica.
Usare una terapia placebo efficace grazie al convincimento del paziente pone un grave problema deontologico: la terapia deve essere accettata dal paziente attraverso il consenso informato, ed il medico ha l'obbligo di informare il paziente (in realtà il cittadino). Questo comporta che nell'uso di routine della terapia omeopatica, il paziente dovrebbe essere informato sul fatto che la terapia non ha alcuna base scientifica; questo non solo non viene fatto, ma potenzialmente diminuisce i benefici derivanti dall'effetto placebo.

5) Il romanticismo e la ricerca delle cause meccaniche del pensiero. Postromantici, tardoromantici e neoromantici: da Marx a Freud, senza dimenticare i teorici del razzismo. Il romanticismo influenzò direttamente alcune scuole di ricerca in psicologia, in particolare la psicologia della Gestalt; ma ebbe una ben più pervasiva influenza indiretta sul pensiero filosofico-psicologico successivo. Un punto di interesse fondamentali del romanticismo fu il popolo/volk. Il romanticismo vide nei popoli i veri motori della storia, e li immaginò dotati di sentimenti, emozioni e ideologie caratteristiche e distintive. Il pensiero collettivo, che risulta e supera la somma dei pensieri individuali, gode di una sua omogeneità peculiare: "soltanto un tedesco può capire la Germania". L'omogeneità (presunta) del pensiero e del sentimento popolare implica che il popolo stesso, o qualche sua caratteristica, ne sia la causa comune. Quindi una tematica precipuamente romantica è non soltanto la comprensione dell'ideologia del popolo, ma anche quella della causa dell'ideologia, immaginata come una causa meccanica. Si possono seguire varie strade seguite da questa ricerca filosofica.

a) L'assioma romantico originale vedeva nell'unità popolare il riflesso del blut und boden, sangue e suolo: il popolo condivide sentimento e pensiero perché condivide una comune origine genetica e una esperienza di vita plasmata dal paesaggio nel quale abita; ovverso sangue e suolo sono le cause del comune sentire.

b) L'ideologia del blut und boden è immediatamente affine al razzismo inteso come teoria pseudo-medica. I trattati "scientifici" del razzismo (Knox "The races of men"; De Gobineau "Essai sur l'inegalité des races humaines"; Grant "The passing of the great race") appaiono tutti in epoca immediatamente post-romantica. La derivazione del razzismo dal romanticismo è stata riconosciuta da molti autori: P. Viereck, R. Safranski, G. Mosse; del resto Goebbels aveva pronunciato nel 1933 un famoso discorso nel quale aveva sostenuto che il nazismo era un "romanticismo d'acciaio".

c) Il marxismo presenta una derivazione romantica più sottile ma altrettanto riconoscibile: il popolo è rimpiazzato in questa teoria dalla classe sociale, e il boden dalle condizioni materiali dell'esistenza, che determinano il pensiero.

d) La psicoanalisi presenta una ulteriore e diversa elaborazione sul tema: il popolo è qui l'umanità intera e la causa meccanica dell'ideazione e del sentire (ma anche della malattia mentale) è la pulsione sessuale, originata al confine tra soma e psiche.

Generalizzare nell'ambito della filosofia è difficile; ciononostante possiamo seguire Norberto Bobbio che riteneva caratteristico di ogni teoria di derivazione marxista il rapporto di causalità tra la struttura (la condizione materiale dell'esistenza) e la sovrastruttura (il pensiero; l'ideologia), e sostenere che la ricerca di un rapporto di causalità meccanica tra un qualche evento esterno, sia esso genetico o accidentale, e l'ideazione o il sentimento sia caratteristico di ogni teoria di derivazione romantica.