Il Movimento 5 Stelle: novita' o vecchiume?

      Il Movimento 5 Stelle e' apparso improvvisamente nella politica italiana, accompagnato da un'aura di novita'. Ha conquistato il 25% dei voti nelle elezioni politiche del 2013 ed il 32% in quelle del 2018, classificandosi come il partito piu' votato. Poi ha iniziato un rapido declino. Interrogarsi su cosa sia stato e sia il M5S e' sorprendentemente complicato sia perche' gran parte dell'attivita' ideologica e progettuale si e' svolta e si svolge dietro le quinte e risulta poco visibile al cittadino, sia perche' le aspettative sollevate con un'abile propaganda sono contraddittorie e si puo' dire che esistono molti M5S, ciascuno nella mente di un gruppo di cittadini animati da idee e aspirazioni diverse. Inoltre il M5S non puo' facilmente essere valutato "per quello che ha fatto" perche' esistono cruciali discrepanze e idiosincrasie nelle sue diverse azioni e iniziative politiche che rendono l'analisi alquanto contraddittoria.
 
      1) Chi c'e' dietro il M5S?
      A questa domanda e' comune dare risposte semplicistiche: "un gruppo di ragazzi meravigliosi, ispirati dalle idee di Beppe Grillo"; oppure "non importa chi c'e' dietro importa cosa fanno; come diceva Confucio non importa di che colore e' il gatto, basta che acchiappi il topo"; oppure ancora "non ci interessa la dietrologia". Invece l'analisi e' importante e non eludibile, molto piu' che rispetto a qualunque altro partito (tranne forse Forza Italia).
      Cercheremo di fare una analisi terra-terra, partendo da dati che sono accessibili a tutti e cercheremo di limitare al massimo il ricorso a indagini giornalistiche specializzate, che pero' io consiglio i lettori di questo testo di consultare. Non ci possono essere dubbi sul rapporto tra il M5S e Beppe Grillo. Il M5S e' infatti nato da una comunita' virtuale che si raccoglieva intorno al blog di Beppe Grillo e che si era organizzata nei meetup degli amici di Beppe Grillo, comunita' reali che si riunivano non solo usando gli strumenti del web ma anche, a volte, fisicamente.
      Beppe Grillo aveva alle spalle una lunga carriera di spettacoli teatrali e televisivi di satira politica, che connotavano il nascente M5S: ovvero la spontaneita' del nascente movimento non era poi cosi' spontanea, ma fin dall'origine guidata dalla fama e dal blog del comico. Sorprendentemente pero' Beppe Grillo non ha mai assunto veri ruoli politici nel movimento: ne e' stato "portavoce", "ideologo", "garante", e persino presidente, ma mai candidato. I suoi interventi, come tutti hanno potuto rispettivamente constatare, avevano grande peso e potevano essere indicazioni politiche estremamente cogenti (aveva benedetto l'alleanza con il leader della Lega, Salvini: "di Salvini ci si puo' fidare"; ma anche quella col PD, in pratica col risultato di spingere fortemente un movimento a volte recalcitrante nella direzione desiderata), ma anche boutades emesse "a titolo personale", "perche' io sono un comico". Di fatto Beppe Grillo poteva dire qualunque cosa, anche la piu' scioccante: se aveva successo era una linea guida, se non lo aveva era una opinione personale. Anzi: per chi voleva crederci era una indicazione programmatica, per chi non voleva crederci era una battuta. Questo contribuiva a creare quella situazione descritta poc'anzi per cui esistono tanti M5S diversi quanti sono i suoi elettori. Inoltre il mezzo di comunicazione scelto, un blog, consentiva a chiunque di scrivere commenti e di credere di aver contribuito al programma del nascente movimento.
      Dopo un certo numero di anni dalla nascita del M5S si e' venuto chiarendo che Beppe Grillo non era solo: dietro di lui c'era un oscuro ma capace manager chiamato Gianroberto Casaleggio. Questa scoperta e' inequivocabile anche se non e' facile fissarle una data. Casaleggio e' sempre stato vago sul suo vero ruolo, ma certamente lo ammise in una lettera al Corriere della Sera (nel 2012) e in una delle sue rare interviste rilasciata a Marco Travaglio nel 2014. Si tenga presente che il blog di Beppe Grillo fu lanciato nel 2005, e nello stesso anno, pochi mesi dopo, partirono i meetup degli amici di Beppe Grillo, gruppi di attivisti presenti sia in rete che sul territorio; il primo Vaffa-Day si tenne nel 2007 e il secondo nel 2008; il Movimento e' stato fondato nel 2009; Pizzarotti divenne Sindaco di Parma per il M5S nel 2012. In pratica fino a questi eventi nessun elettore sapeva che dietro la propaganda di Beppe Grillo e il M5S c'era un piccolo industriale; e di fatto chi non leggeva il Corriere ne era ancora all'oscuro alla data delle elezioni politiche del 2013. Sapere che un partito e' retto da un industriale e' una informazione rilevante per gli elettori, ancora piu' rilevante per gli attivisti dei meetup. Ciascuno giudica come vuole ma a me sembra un imbroglio portato consapevolmente avanti da Beppe Grillo, dai Casaleggio e dallo staff per almeno 7 anni. Chi invoca il ritorno a un mitico "M5S delle origini" si illude: le origini erano diverse soltanto per lui che veniva imbrogliato e che oggi lo ha scoperto.
      E' interessante notare un'altra coincidenza temporale: a meta' del 2009, Beppe Grillo presento' la domanda di iscrizione al PD, dichiarando di volersi candidare alla segreteria. La sua domanda fu respinta e Fassino lo invito' a fondare un suo partito, con la famosa frase "e vediamo quanti voti prende". La mossa di Beppe Grillo era chiaramente provocatoria: Grillo aveva il blog, i meetup, e aveva organizzato di due Vaffa Days, tutte attivita' chiaramente incompatibili con la militanza in un partito preesistente, qualunque esso fosse. La collaborazione con Gianroberto Casaleggio durava già da quattro anni e Casaleggio era fortemente ostile al PD ("Accordo col PD? Uscirei dal M5S!" aveva detto in una intervista al Corriere della Sera del 2013). In pratica la mossa di Beppe Grillo era fatta a scopo di propaganda e serviva a presentare il M5S, fondato pochi mesi dopo, come nato dal rifiuto opposto dal PD al Vate dei meetup.
      Nella lettera del 2012 "Gianroberto Casaleggio svelava anche qualche retroscena di beppegrillo.it: 'I post pubblicati sono tutti nostri. Io e Beppe ci sentiamo sei o sette volte al giorno per concordarli, poi io e un mio collaboratore li scriviamo, lui li rilegge e infine vanno online'".
      L'informazione e' clamorosa, anche se sottovalutata: i post del blog di Beppe Grillo non sono scritti da Beppe Grillo, il quale semplicemente "li concorda": sono scritti da Gianroberto Casaleggio e un suo collaboratore. La fama di Beppe Grillo, conquistata nei suoi spettacoli di satira politica e' il veicolo di una ideologia elaborata da Gianroberto Casaleggio. Sebbene sia ancora possibile agli affezionati l'obiezione vista sopra sulla scarsa importanza del colore del gatto, e' ovvio che il lettore del blog - elettore del M5S e' stato in qualche modo ingannato: ha creduto che la sorgente del messaggio fosse Grillo mentre invece era Casaleggio. E' un inganno rilevante? Ciascuno giudica per se, ma a mio parere e' molto rilevante: Casaleggio non e' un privato cittadino qualsiasi, ma il titolare di una impresa, la Casaleggio Associati s.r.l., che si occupa di analisi del web per conto di banche, societa' commerciali, altri partiti, etc. Quando una impresa come questa entra in politica dietro un partito ci sono tutte le premesse per un importante conflitto di interessi. Inoltre il conflitto di interessi di Casaleggio fino a dopo le elezioni del 2013 era stato nascosto o comunque tenuto in sordina: Berlusconi, che aveva un conflitto di interessi della stessa natura non lo aveva nascosto, candidandosi in prima persona per Forza Italia. Sara' pure importante che il gatto acchiappi il topo, ma noi vorremmo essere sicuri, se non altro, che lo acchiappi a nostro vantaggio, non che possa avere interesse a mettercisi d'accordo sottobanco e a fare solo finta di acchiapparlo.
      Si noti bene che questa analisi e' volutamente ingenua: sono da tempo disponibili indagini giornalistiche molto piu' approfondite di questa che segnalo in coda a questa sezione, delle quali io consiglio la lettura, ma alle quali io non faccio riferimento perche' il mio obiettivo e' usare soltanto dati che siano accessibili a qualunque cittadino che semplicemente abbia occhi per vedere.
 
      Letture consigliate
      N. Biondo e M. Canestrari Supernova, Ponte alle Grazie
      N. Biondo e M. Canestrari Il sistema Casaleggio, Ponte alle Grazie
      J. Iacoboni L'esperimento, Laterza
      J. Iacoboni L'esecuzione, Laterza
      F. Mello Il lato oscuro delle stelle, Imprimatur.

 
      2) Il partito-azienda
      Assodato che il movimento e' collegato ad una impresa, occorre analizzare quali problematiche per la democrazia si presentino con l'irruzione sulla scena politica dei partiti-azienda. Ovviamente i partiti-azienda hanno conflitti di interesse con lo Stato: i fini dell'azienda sono il profitto e l'espansione, quelli dello Stato l'accorta gestione della cosa pubblica, la tutela dei cittadini, le relazioni internazionali (inclusa l'accoglienza di rifugiati), etc. C'e' un ovvio rischio che chiamare il rappresentante di una azienda a rappresentare lo Stato in qualita' di Parlamentare o Ministro possa causare la deviazione delle azioni del Governo in una direzione che favorisce il perseguimento dei fini dell'azienda anziche' di quelli dello Stato.
      Il conflitto di interessi e' pero' il minore dei problemi che il partito azienda puo' causare alla gestione dello Stato: il maggiore e' la perdita della separazione dei poteri legislativo ed esecutivo. Questo si e' verificato con grande evidenza nel corso dei passati governi Berlusconi e pertanto conviene iniziare l'analisi da questi. L'On. Berlusconi nel corso della sua carriera politica si e' trovato nella condizione di essere Presidente del Consiglio e al tempo stesso datore di lavoro di molti dei parlamentari che votavano la fiducia al suo governo. Questa condizione costituisce un abominio democratico.
      Il M5S si trova in una condizione diversa ma altrettanto abominevole. Infatti la Casaleggio Associati e' una azienda troppo piccola per ricreare l'anomalia berlusconiana e nessuno dei parlamentari del movimento e' un dipendente dell'azienda, ma tutti i parlamentari del movimento sono stati eletti grazie all'azione propagandistica dell'azienda, veicolata attraverso il blog di Beppe Grillo e i siti ad esso collegati. Di fatto il movimento nel primo non-statuto riconosceva come unica sede di aggregazione il blog di Beppe Grillo gestito dalla Casaleggio Associati. Questo in pratica significa che sia i Parlamentari che i Ministri subiscono un pesante condizionamento da un ente esterno alla politica. Il deus ex machina di Forza Italia era anche presidente del partito, e membro del Parlamento e del Governo; il deus ex machina del M5S e' formalmente esterno a movimento, Parlamento e Governo; ma in entrambi i casi il problema e' l'esistenza di un deus ex machina, che puo' controllare partito, governo e parlamentari e che pertanto impedisce o ostacola la separazione dei poteri esecutivo e legislativo. Non e' casuale che esponenti autorevoli del M5S abbiano piu' volte espresso avversione per l'assenza del vincolo di mandato (art. 67 della Costituzione): l'introduzione del vincolo di mandato aumenterebbe la dipendenza dei Parlamentari dai vertici del partito.
      La natura di partito-azienda del M5S e' ancora piu' grave di quella di Forza Italia, perche' occulta: l'elettore non si accorge che di fatto sta votando dei parlamentari che non sono liberi. Nel caso di Forza Italia, invece, la natura di partito-azienda era palese e dichiarata e il Presidente del partito era anche il proprietario dell'azienda: l'elettore non veniva ingannato e sceglieva consapevolmente di votare un parlamentare che non avrebbe potuto essere veramente libero da condizionamenti.
 
      3) La democrazia diretta e altri imbrogli
      Nella democrazia rappresentativa, attualmente in vigore in tutti gli stati democratici, i cittadini eleggono i Parlamentari a rappresentarli, e il Parlamento detiene il potere legislativo e approva le leggi dello Stato. Nella democrazia diretta, invece, i cittadini gestiscono in proprio il potere legislativo e approvano le leggi dello Stato attraverso votazioni referendarie: viene scavalcato, in tutto o in parte il ruolo del Parlamento. Gianroberto Casaleggio, Davide Casaleggio e Beppe Grillo non hanno mai spiegato chiaramente come immaginano il funzionamento della democrazia diretta, probabilmente perche' la democrazia diretta non puo' funzionare in nessun modo. L'unica cosa che essi hanno spiegato e' che la democrazia diretta sarebbe resa possibile dai servizi di rete e dal voto elettronico. C'e' qui un evidentissimo conflitto di interessi: la ditta che si occupa di servizi web, ed e' collegata ad un partito, propone un modello di democrazia che puo' funzionare soltanto attraverso servizi web.
      Anche in questo caso, come al precedente punto 2, il conflitto di interessi e' pero' il minore dei problemi. Infatti la democrazia diretta e' per sua natura tendenzialmente eversiva, e la sua incompleta descrizione cela un grossolano imbroglio. La proposta riduce il potere legislativo all'azione del voto, da esprimersi da parte di tutti i cittadini in un referendum telematico senza quorum. Questa immagine dell'azione legislativa e' falsa e puerile: l'atto del voto e' soltanto l'ultimo passo di un processo che richiede l'individuazione del problema che si intende affrontare, la formulazione di una proposta di legge da parte di una commissione governativa o parlamentare, la sua discussione nelle Camere, insieme con le proposte di emendamento. Il processo democratico si esercita soprattutto in queste fasi precedenti al voto che sono finalizzate ad ottenere il migliore compromesso e la formulazione piu' condivisibile. Ovviamente il processo descritto e' un processo ordinato, scandito da momenti diversi e gestito dalla presidenza delle Camere. Nella democrazia diretta tutti gli atti preliminari alla votazione della proposta di legge sono indefiniti, ed e' chiaro che "il popolo" non possiede quegli strumenti ordinati che rendono possibile la discussione e l'emendamento delle proposte di legge; inoltre il numero di emendamenti che potrebbero essere proposti dall'intero corpo elettorale e' enorme e sarebbe impossibile non solo discuterli ma anche leggerli tutti. Il risultato e' che nella democrazia diretta qualcuno al di fuori di qualunque procedura di controllo avrebbe il potere di decidere quale proposta di legge sottoporre alla votazione popolare: l'anticamera della dittatura.
      Esistono questioni ulteriori sul tema: i parlamentari dispongono di strumenti che servono alla preparazione delle proposte di legge che non sono accessibili a tutti i cittadini: possono consultare esperti, hanno accesso ad un'ampia biblioteca, etc. Inoltre i parlamentari, che si dedicano per mestiere all'attivita' legislativa, hanno il tempo necessario per studiare le proposte di legge; ed anzi a questo scopo lavorano spesso in commissioni nelle quali sono rappresentati tutti i partiti e spesso presiedute da rappresentanti dell'opposizione. I cittadini invece dovrebbero svolgere le stesse analisi dopo il loro lavoro quotidiano, da soli e senza strumenti o consulenti.
 
      4) Quali sono i reali obiettivi politici del M5S?
      In genere gli obiettivi politici di un partito vengono scritti sui programmi elettorali e pubblicizzati dagli esponenti di spicco del partito stesso, primo tra tutti il Segretario. Nel caso del M5S, pero' e' dubbio che si possano applicare queste chiavi di lettura. Un vero segretario non c'e', sostituito da figure atipiche, quali il Garante (Beppe Grillo), il Capo Politico (inizialmente Luigi Di Maio; oggi la carica e' vacante), il Reggente (oggi Vito Crimi). Gianroberto Casaleggio (deceduto nel 2016), che come abbiamo visto dichiarava nel 2014 a Travaglio di essere stato l'ideologo principale dietro il blog di Beppe Grillo, ufficialmente non aveva nessun ruolo nel M5S e comunque parlava poco; suo figlio Davide, che gli e' subentrato, lo stesso. Beppe Grillo e' quello che parla piu' di tutti ma non e' mai dato di capire quando lo fa a titolo personale e quando invece a nome del M5S.
      Di nuovo, per spiegare il punto cercheremo di analizzare esempi alla portata di qualunque cittadino, e rinunceremo ad usare dati che vengono da inchieste fatte da giornalisti professionisti, che hanno accesso a dati molto piu' inquietanti (si vedano le letture consigliate nella sezione precedente).
      Qual e' la posizione ufficiale del M5S sulle vaccinazioni? In molti suoi spettacoli, ancora visibili su Youtube, Beppe Grillo faceva affermazioni contro i vaccini, esaltandone gli effetti collaterali e negandone i benefici. Il M5S ospitava esponenti di entrambe le posizioni, sia pro-vax (ad es. Giulia Grillo o Elena Fattori, poi espulsa), sia no-vax o free-vax (ad es. Sara Cunial o Davide Barillari, poi espulsi). Ad un certo punto Beppe Grillo, su indicazione di Elena Fattori, aveva anche invitato come testimonial della vocazione pro-vax del M5S il Prof. Guido Silvestri. In questa analisi non ci interessa appurare se la posizione effettiva del M5S sia o sia stata pro-vax, free-vax, o no-vax: ci interessa notare che tutte le possibili posizioni sono state caoticamente espresse e negate, lasciando al cittadino elettore l'interpretazione. Il risultato di questo modo di fare propaganda e' stato che alle elezioni politiche del 2013 e del 2018 il M5S ha raccolto sia voti pro-vax che free-vax o no-vax (sia ovviamente i voti di cittadini non interessati alla questione). Quando il M5S e' andato al governo con la Lega, a seguito delle elezioni del 2018, la componente di elettorato free-vax o no-vax si aspettava un allentamento o addirittura la rimozione degli obblighi vaccinali, che la ministra M5S della Salute, Giulia Grillo, medico, non ha concesso. Le proteste sono esplose e alle elezioni europee del 2019 i voti del M5S si sono piu' che dimezzati; certamente solo una frazione dei voti perduti tra il 2018 e il 2019 erano dovuti ai free-vax e no-vax, ma questa componente e' interessante perche' faceva riferimento ad un gruppo virtuale che si raccoglieva intorno allo slogan #duemilionidivotiinmeno. I gruppi free-vax e no-vax denunciavano quello che a loro appariva come un tradimento da parte del M5S: avevano creduto che il movimento fosse free-vax. Questo episodio e' istruttivo perche' le ragioni della delusione sono state esplicitate molto chiaramente. Non e' in discussione se abbiano ragione i pro-vax (ce l'hanno) o i free-vax e no-vax (hanno torto): l'analisi verte sul fatto che la propaganda volutamente ambigua del M5S ha imbrogliato un gran numero di elettori che credevano che il progetto politica andasse in una certa direzione e si sono accorti che andava invece in un'altra.
      Difendersi in tribunale e non dal tribunale. Un episodio nel quale il tradimento degli elettori e' stato ancora piu' smaccato si e' verificato quando i parlamentari del M5S hanno votato contro la richiesta della magistratura di sottoporre a processo Matteo Salvini, all'epoca ministro dell'Interno per l'ipotesi di reato di sequestro di persona nei confronti dei naufraghi raccolti dalla nave Diciotti, ai quali per molti giorni era stato vietato lo sbarco. In questo caso la decisione andava contro tutta la precedente propaganda elettorale del M5S che si era sempre scagliata contro le immunita' dei parlamentari e dei ministri. E' appena il caso di ricordare che sulla vicenda Diciotti si sono consumate alcune espulsioni eccellenti. Anche qui l'episodio e' istruttivo perche' ben evidente al pubblico: molti elettori e persino molti eletti avevano creduto che il progetto del M5S andasse in una certa direzione e si sono accorti che andava in un'altra: voti ottenuti con l'imbroglio. E, di nuovo, il punto in discussione non e' se Salvini dovesse o non dovesse essere processato (doveva), ma se la propaganda del M5S fosse o meno concepita in modo tale da permettere a ciascun potenziale elettore di credere una cosa o il suo contrario, o di credere un cosa e votare per un partito che ne faceva un'altra.
      A causa di questi repentini cambi di direzione e della vaghezza con la quale il progetto politico e' stato presentato, sostenendo argomentazioni tra loro contrarie e consentendo a tutti di scrivere commenti sul blog e quindi di ritenersi partecipi della stesura di un programma politico, e' alquanto difficile individuare un concreto progetto politico del movimento. Si noti bene che ogni militante o simpatizzante ha esattamente in mente il progetto politico del movimento; ma, come in nei drammi di Pirandello, non ci sono due militanti per i quali il progetto sia lo stesso.
 
      5) Ingenuita' interessata
      Un aspetto molto evidente della propaganda elettorale svolta dal M5S e' la sua estrema ingenuita'. La democrazia parlamentare esiste da secoli; in Italia almeno dallo Statuto Albertino. Molti problemi che si possono presentare in un sistema democratico parlamentare si sono gia' presentati piu' volte e molte soluzioni sono state sperimentate, dal trasformismo di Agostino Depretis alla diplomazia di Cavour e di Giolitti. Il M5S, per bocca soprattutto di Beppe Grillo, ha presentato una descrizione delle dinamiche politiche estremamente rozza ed ingenua, all'interno della quale una serie di strumenti usati in passato per risolvere problemi concreti sono stati presentati come crimini ai danni del popolo elettore. Appartengono a questa linea propagandistica gli slogans "mai piu' un premier non eletto" o "mai piu' un governo tecnico" o "mai piu' inciuci".
      Per rafforzare il messaggio si e' affermato che in sostanza non esistono problemi oggettivi, esistono soltanto colpe; la soluzione e' quindi necessariamente la punizione del colpevole, a seguito della quale il problema sparisce da solo. Questa affermazione era funzionale al discorso propagandistico mirante a screditare gli altri partiti, ed in particolare il PD: perche' se una alleanza o un governo tecnico fosse reso necessario dalle circostanze, il partito che lo approva sarebbe esonerato dalla colpa politica di averlo accettato. I sacrifici economici sopportati dagli italiani durante il Governo Monti (che, giova ricordarlo, non erano stati resi necessari da Mario Monti, ma dalle scriteriate e disoneste politiche economiche del precedente Governo Berlusconi), aggiungevano benzina sul fuoco.
      Come poteva aspettarsi qualunque elettore che avesse una minima memoria del passato, i problemi la cui esistenza era negata, si sono presentati subito dopo le elezioni del 2018. In primo luogo nessun partito da solo raggiungeva una maggioranza parlamentare, e questo rendeva necessaria una alleanza. Il "mai piu' alleanze" o "mai piu' inciuci" cadeva subito. Poiche' il PD di Matteo Renzi rifiutava l'alleanza di governo, cadeva subito dopo il "mai con la Lega". Inoltre allo scopo di formare l'alleanza (ridefinita pietosamente "contratto" per evitare di rendere evidente la negazione dei tutte le affermazioni fatte in campagna elettorale) era necessario proporre un premier terzo, nella persona di Giuseppe Conte, simpatizzante ma non iscritto al M5S, e questo faceva cadere anche il "mai piu' il premier non eletto". Qui occorre una precisazione: in Italia il premier non viene eletto, perche' il popolo vota solo per il Parlamento; si intende quindi per premier non eletto un premier che non e' un membro di rilievo di un partito, magari un Segretario, o che non si e' personalmente candidato al voto per la Camera o per il Senato. Ovviamente non esiste nessuna norma costituzionale o di altra natura che prescriva che il premier debba essere eletto nel senso detto prima; ma la propaganda M5S era funzionale a screditare gli altri partiti nella cui storia c'erano premier non eletti e non aveva nessuna pretesa di ragionevolezza, credibilita' o applicabilita'. Era solo uno stratagemma per rubare altri voti ai cittadini, sottraendoli agli altri partiti. La richiesta che il premier sia "eletto", pur non essendo scritta ne' in cielo ne' in terra non e' priva di senso, se interpretata come una richiesta che il premier sia espressione di un partito e che questo partito sia uno dei partiti della maggioranza che sostiene il governo: significa chiedere che il partito "metta la faccia" sul governo che sostiene. Ovvero il partito accetta di rendersi responsabile non solo della sua quota di voto parlamentare, ma anche dell'esecutivo. Se la popolazione non sara' soddisfatta dell'operato del governo il partito del premier sara' il primo ad essere penalizzato alla votazione successiva.
 
      6) Bufale a teatro, bufale sul blog
      Gli spettacoli di satira politica di Beppe Grillo, fin da molto prima del suo incontro con Gianroberto Casaleggio, del suo blog e della fondazione del M5S, seguivano uno schema abbastanza prevedibile: 1) esiste un certo problema; 2) questo problema ha una soluzione perfetta, priva di controindicazioni e svantaggi; 3) la soluzione contrasta con gli interessi dei grandi poteri: industrie, banche, finanza, etc.; 4) i grandi poteri corrompono i politici che ne diventano a tutti gli effetti complici e si astengono dall'applicare la soluzione; 5) il popolo soffre del problema irrisolto per colpa dei grandi poteri e della politica corrotta. Questo schema e' applicabile ad esempio alle problematiche energetiche (spettacoli sulla macchina a idrogeno, sulle energie alternative, solare, eolico, etc.); alle problematiche sanitarie (l'AIDS non esiste, i vaccini fanno male, la terapia Di Bella, le nanopatologie secondo Gatti e Montanari, etc.); alle problematiche ambientali (inquinamento, ILVA, etc.); e persino ai detersivi (la biowashball).
      La narrazione sociale costruita da Beppe Grillo era funzionale alla propaganda dell'esperimento sociale immaginato da Gianroberto Casaleggio e probabilmente per questo egli scelse Beppe Grillo, appropriandosi della sua visibilita' e rilanciando le tematiche degli spettacoli attraverso il blog e i siti associati (tze-tze, la cosa, etc.). Pero' le bufale di Beppe Grillo erano, per l'appunto, bufale. Ad esempio: e' possibile costruire il motore a idrogeno, ma l'idrogeno non si trova come tale in natura, deve essere prodotto dall'acqua con consumo di energia; pertanto il motore a idrogeno presuppone l'esistenza di centrali energetiche a petrolio, a carbone, nucleari e non risolve un problema di inquinamento ambientale. Inoltre il motore a idrogeno non e' osteggiato dall'industria petrolifera: per l'industria petrolifera vendere benzina per le automobili o gasolio per le centrali energetiche necessarie a produrre l'idrogeno e' lo stesso. Oppure: i vaccini hanno certamente effetti avversi, molto rari; ma le malattie dalle quali i vaccini ci proteggono hanno effetti molto piu' frequenti e gravi. Il Covid-19 ha una letalita' stimata tra l'1,5% e lo 0,6%; il vaccino sviluppato a Oxford e attualmente in fase di sperimentazione (quindi ancora non completamente perfezionato) ha causato un caso di mielite trasversa, non mortale, su 50.000 vaccinati e per questo ne e' stata temporaneamente interrotta la sperimentazione.
      Poiche' le bufale di Beppe Grillo erano bufale, una volta che il M5S e' arrivato al governo nessuna delle grandi soluzioni di Beppe Grillo si e' rivelata applicabile: le normative sui vaccini sono rimaste, le macchine non vanno a idrogeno, big pharma continua a produrre antibiotici (per fortuna), l'inquinamento ambientale sta sempre li', etc. Gli elettori pero' se ne sono risentiti: perche' le promesse non sono state mantenute? Il caso dei no-vax o free-vax citato sopra e' emblematico perche' dopo le elezioni politiche del 2018, delusi dalla mancata rimozione degli obblighi vaccinali, hanno lanciato la campagna #duemilionidivotiin meno che ha avuto effetti in occasione delle elezioni europee del 2019. Per contro i delusi dell'idrogeno o della lotta all'inquinamento sono difficili da contare perche' non hanno formato comitati altrettanto visibili.
      Cio' che la maggioranza degli elettori delusi non ha capito e' che l'imbroglio stava nelle promesse, non nella loro mancata realizzazione. Chi promette l'impossibile o l'irragionevole e poi non lo mantiene, non ha commesso l'imbroglio al momento di mantenere le promesse, ma al momento in cui le ha fatte. Aggravano la delusione degli elettori le scuse puerili del tipo: "non avevamo la maggioranza assoluta, abbiamo dovuto governare in coalizione" (in Italia nessun partito ha mai avuto la maggioranza assoluta e tutte le maggioranze parlamentari erano coalizioni); oppure "c'erano condizioni non note, coperte da segreto, che impedivano la realizzazione di quanto promesso" (sulle condizioni occorre informarsi prima di promettere; i segreti non esistono, le condizioni ostative sono dettate da norme di legge). Ma soprattutto: il mancato mantenimento di una promessa non e' bilanciato da una buona scusa. Da chi e' stato votato per chiudere l'ILVA l'elettore si aspetta che chiuda l'ILVA, non che abbia una buona ragione per non farlo.
 
      Appendice: una breve cronologia delle trovate ideologiche anti-scientifiche di Beppe Grillo, susseguitesi ininterrottamente dal 1995 ad oggi
      Le posizioni no-Vax. Beppe Grillo reitera attacchi ai vaccini e insinuazioni sul rapporto tra autismo e vaccini fin dal 1998. A parte occasionali interludi nei quali ha rinnegato se stesso (ad es. nel 2017), Beppe Grillo ha continuato e continua a fare ironia sui vaccini e propaganda no-Vax fino ad oggi.
      L'attacco a Rita Levi Montalcini. Nel 2001 Beppe Grillo accuso' Rita Levi Montalcini, Premio Nobe, e Senatrice a vita, all'epoca già novantenne di essersi fatta comprare il Premio Nobel dalle ditte farmaceutiche, apostrofandolo con termini estremamemente ingiuriosi. Per questo episodio fu condannato per diffamazione e dovette risarcire la scienziata.
      La negazione dell'AIDS di Beppe Grillo e' del 1998.
      La biowashball e' del 2008; il motore a idrogeno invece del 1995; la critica alla chemioterapia anticancro, che ucciderebbe i pazienti è stata riproposta piu' volte tra il 2000 e il 2011 (o forse anche dopo), quella contro la mammografia del 2015.
 
      Letture consigliate
      A. Bellelli sull'ILVA di Taranto
      A. Bellelli sul confronto tra elezioni politiche 2018 ed europee 2019
      A. Bellelli sulle bufale

 
      7) Il reddito di cittadinanza e il reddito universale
      Il reddito di cittadinanza e' una proposta che appare relativamente presto nella propaganda del M5S; ad esempio ne aveva parlato Beppe Grillo in un congresso in Toscana del 2016. E' una proposta volutamente ambigua, che e' stata declinata in almeno due forme distinte ma tra loro intenzionalmente mescolate e confuse:
1) la meccanizzazione del lavoro salariato comporterebbe che la produzione di beni sia e sarà sempre più nel futuro svincolata dal lavoro umano. Ci sara' quindi sempre meno bisogno di lavoratori e un sempre maggior numero di disoccupati, a fronte di una produzione di beni costante o crescente. E' necessario prevedere un reddito a persone che non solo non lavorano, ma non hanno nessuna prospettiva di lavorare. Dietro questa versione dell'idea si vede chiaramente la mente di Gianroberto Casaleggio con le sue visionarie predizioni sul futuro dell'umanita'.
2) Il reddito di cittadinanza e' una risorsa assistenziale temporanea, affine ad un sussidio di disoccupazione, che viene erogata ai disoccupati con un limite di tempo e che viene perduta se il disoccupato rifiuta tre offerte di lavoro. Questa versione è quella che è stata implementata in legge dal primo governo Conte ed è descritta (in una forma mista insieme con la precedente) in un post apparso sul blog di Beppe Grillo nel 2018. Su questo post occorre fare due precisazioni: a) appare nel pieno della campagna elettorale per le elezioni politiche del 2018 che precede di circa un mese; e b) come molti altri post apparsi sul blog di Beppe Grillo e' molto probabile che venga dallo staff della Casaleggio Associati (Gianroberto Casaleggio all'epoca era deceduto da due anni, ma il figlio e la ditta erano pienamente attivi.
      Beppe Grillo ha varie volte rilanciato la sua proposta (o meglio la proposta di Casaleggio e del suo staff) senza mai chiarirne l'ambiguita': misura a termine o a tempo indefinito? Finalizzata a sostenere il cittadino in attesa che trovi un impiego o a sostituire l'impiego lavorativo che dovrebbe diventare impossibile? Ad esempio in un post sul blog di Beppe Grillo di poco successivo si parla del reddito per diritto di nascita, che sarebbe necessario in una societa' nella quale "il lavoro retribuito, e cioè legato alla produzione di qualcosa, non è più necessario una volta che si è raggiunto la capacità produttiva attuale". Ovviamente questa prospettiva non ha nulla a che vedere con quella descritta nella legge approvata nel 2018 che istituisce il RdC, subordinandolo a formazione, lavoro socialmente utile, accettazione di offerte di lavoro, etc.
      Assodato che le avveniristiche previsioni di Gianroberto Casaleggio lasciano tutto il tempo che trovano, e non e' neppure certo che non fossero suggerite per secondi fini o per opportunismo elettorale, il nodo cruciale di un RdC che abbia la funzione di un sussidio di disoccupazione e' un altro, che rimarrebbe tale e quale anche in un mondo ideale, privo di lavoro nero ed evasione fiscale. Una misura assistenziale, che viene revocata a fronte di offerte di lavoro: se una offerta viene accettata il beneficiario perde il RdC perche' non e' piu' un disoccupato, se le offerte vengono rifiutate perche' cosi' dice la norma. Il principale problema culturale e politico del RdC sta nel concetto di "offerta di lavoro" che evidentemente non e' chiaro ne' a chi a proposto il RdC ne' a chi lo commenta. Quali lavori possono essere "offerti" ad un disoccupato? Gli impieghi pubblici non si danno per offerta, si ottengono per concorso. I concorsi potranno avere tutti i problemi del mondo ma eliminarli e procedere per offerte non sembra giusto ed e' contrario alla nostra Costituzione (art. 97: agli impieghi nelle Pubbliche Amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge). Ai lavori artigianali si accede per apprendistato e prima o poi l'apprendista si mette in proprio. Non si puo' aprire una attivita' artigianale per offerta, ma si puo' agevolare l'iniziativa con sgravi fiscali iniziali. Sarebbe ovviamente molto logico per lo stato offrirsi di pagare in tutto o in parte il periodo di apprendistato, ma questa misura non e' RdC e non conduce all'offerta di lavoro. L'impiego dipendente in una grande industria privata di solito richiede competenze specifiche richieste dal datore di lavoro: se il disoccupato non trova impiego perche' manca di competenze appetibili sul mercato anziche' il RdC e' meglio dargli una borsa di studio o di apprendistato che gli permetta di acquisirle. In ultima analisi, i lavori che possono essere offerti sono in genere pochissimo qualificati e pagati in modo corrispondente: sono quelli per i quali e' difficile trovare i candidati. Una sana politica del lavoro che preveda un salario minimo ragionevole e renda appetibili anche questi lavori dovrebbe essere una priorità di qualunque partito di sinistra, ma ovviamente porterebbe a privilegiare chi li cerca attivamente: non ci sarebbero piu' posti da "offrire".
      La politica e la cultura sociale si influenzano reciprocamente. L'elettore vota cio' in cui crede e la politica rende plausibile cio' che l'elettore crede o vuole credere. Il RdC e' dannoso per la cultura sociale: rende soggetto passivo, anziché attivo, l'aspirante lavoratore perché crea un modello nel quale il lavoro deve poter essere offerto, ed il disoccupato e' sciolto dalla responsabilita' di cercare attivamente il suo impiego, gli basta attendere che gli sia offerto. Pochissimi lavori possono essere "offerti": nella grande maggioranza dei casi, e in tutti i casi più appetibili, i lavori devono essere attivamente cercati, spesso attraverso periodi di formazione o apprendistato. Sussidio di disoccupazione, cassa integrazione, borse di studio e formazione sono tutte iniziative socialmente utili e culturalmente sensate: hanno termini temporali definiti non deresponsabilizzano il disoccupato. Responsabilita', autonomia di scelta, lavoro sono i cardini della dignita' sociale del cittadino: non per niente l'articolo 1 della Costituzione dice che che la Repubblica e' fondata sul lavoro. Ad una politica incapace la passivizzazione del cittadino, contraria allo spirito della Costituzione, conviene: chi e' dipendente dal beneficio pubblico vota il partito che lo promette.
 
      8) Espulsioni
      Le espulsioni dal M5S di parlamentari e attivisti sono numerose, e conseguono direttamente alla struttura verticistica e antidemocratica del movimento: il partito-azienda ha un padrone, che puo' licenziare i suoi dipendenti-parlamentari. L'espulsione piu' famosa, e una delle prime, e' quella di Giovanni Favia, gia' candidato 5 Stelle alla Presidenza della regione Emilia Romagna, che in un fuorionda aveva detto, gia' nel 2012: [Gianroberto Casaleggio] "prende per il c... tutti perche' da noi la democrazia non esiste. Grillo e' un istintivo, lo conosco bene, non sarebbe mai stato in grado di pianificare una cosa del genere. I politici, Bersani, non lo capiscono. Non hanno capito che c'e' una mente freddissima molto acculturata molto intelligente dietro, che di organizzazione, di dinamiche umane, di politica se ne intende." (vedi Il Sole 24 Ore 7/9/2012). Il punto ovviamente non e' se un partito abbia titolo per espellere un suo esponente che esprime in pubblico delle forti critiche. Il punto e' che ogni dato osservabile, ogni evento precedente o successivo conferma che Favia aveva ragione e la sua critica era fondata; e che di conseguenze gli elettori del M5S sono stati tenuti all'oscuro della reale struttura del movimento. Seguono espulsioni per Pizzarotti, Tavolazzi e cosi' via fino a diventare un numero praticamente impossibile da ricordare. Il movimento assomiglia ad una setta che difende l'ortodossia con la massima severita', e se ne fa un vanto: perche' come affermava Beppe Grillo, ci saranno traditori e mele marce nel M5S come in tutti i partiti ma nel M5S saranno espulse e anziche' accettate. Invece le espulsioni del M5S rappresentano l'intolleranza nei confronti del dissenso interno e confermano drammaticamente l'accusa di Favia: "da noi la democrazia non esiste"; e non esiste fin dalla fondazione del M5S, sconfessando qualunque mitologia delle origini pure, sincere ed incontaminate.
      C'e' una osservazione importante da fare, che vale per Beppe Grillo come per Silvio Berlusconi: la risposta a chi critica il partito-azienda e' sempre stata, sia da parte di FI che del M5S che gli elettori hanno approvato/assolto col loro voto il partito-azienda e che pertanto chi critica e' un pedante annegato nei suoi pregiudizi. Quando la natura di partito-azienda si palesa per i suoi effetti, per ognuno di questi viene trovata una spiegazione locale, che scagiona il partito-azienda e il suo padrone e scarica la colpa su qualche malcapitato. I casi pero' si accumulano e a un certo punto anche l'elettore piu' sprovveduto capisce che in quei partiti c'e' "qualcosa che non va", anche se ha difficolta' a puntare il dito su una causa specifica. Una delle espulsioni piu' clamorose e' stata quella del Comandante Gregorio De Falco, molto apprezzato per gli ordini a suo tempo impartiti al Comandante Francesco Schettino, responsabile del naufragio della nave Costa Concordia. De Falco fu espulso per non aver votato a favore del cosiddetto Decreto Sicurezza voluto da Salvini, all'epoca al governo insieme col M5S. Gli elettori probabilmente dimenticano le singole espulsioni, ma queste lasciano un certo malumore diffuso, una consapevolezza che il M5S non va bene.
 
      9) Onesta', reddito di cittadinanza e altri esempi di populismo a debito
      Le parole d'ordine della propaganda organizzata da Gianroberto Casaleggio sul blog intestato (teoricamente) a Beppe Grillo erano le piu' semplici ed intutive possibili e quelle sulle quali era possibile la piu' semplice critica ai partiti esistenti. Onesta': chi non vorrebbe essere governato da una classe politica onesta? Chi preferirebbe i disonesti agli onesti? Sotto il concetto semplicistico dell'onesta' si celano una serie di imbrogli e complessita' inesplorate nel blog. In primo luogo il concetto non si presta ad un giudizio del tutto o nulla: un amministratore pubblico si trova spesso di fronte a scelte complesse nelle quali non e' completamente ovvio quale sia il comportamento "onesto". Per fare un esempio paradossale, accaduto proprio al Movimento, la sindaca M5S di Torino e' stata condannata in primo grado per un illecito amministrativo contabile dal quale lei non ha guadagnato nulla: ha scelto di mettere a bilancio una voce in un modo che era dubbio. Non e' necessario approfondire la vicenda: il punto e' che se e' certamente disonesto il corrotto, non lo e' altrettanto certamente ne' l'inquisito, ne' il condannato come il M5S ha sperimentato per il caso della sindaca di Torino. Inoltre la propaganda M5S, che non ha mai fatto sconti a nessun avversario, neppure in casi molto simili a quello di Torino, e' stato spesso denunciata e condannata per il reato di diffamazione. Il diffamatore e' onesto? Quali reati rendono il loro autore disonesto e quali invece sono ammissibili per il codice penale grillino?
      Il reddito di cittadinanza (RdC) e' stato una trovata pre-elettorale di Beppe Grillo, populista quanto altre mai. Anche su questo punto un minimo approfondimento logico mette in luce il non detto. Non c'e' dubbio che il RdC rappresenti un aiuto e un sostegno per categorie deboli, e che sia una misura di civilta' sociale. Per rendere la misura civile anziche' populistica pero' e' necessaria la massima chiarezza e trasparenza anche sulla ripartizione del suo costo: se il percettore riceve un beneficio, ci deve essere da qualche parte qualcuno che paga per questo beneficio. Di Maio aveva affermato che la misura prevista aveva coperture certificate dalla Ragioneria dello Stato, ma questa era una pura e semplice bugia: il RdC e' stato realizzato caricandolo sul debito pubblico. Il debito pubblico e' pagato attraverso le tasse, quindi e' a carico dei cittadini, e l'interesse sul debito e' una voce di bilancio che necessariamente va a discapito di altre voci di bilancio: scuola, salute, ordine pubblico, pensioni, rinnovi contrattuali, etc. Il populismo della propaganda M5S sta nel presentare una iniziativa come se avesse soltanto pregi e nel nasconderne o ignorarne i difetti.
 
      10) Tizio ha fatto questo, Caio ha fatto quest'altro; invece il M5S ha risanato il paese
      I partiti si giudicano per quello che sono e per quello che fanno. Nel caso del M5S, di FI e della Lega l'analisi di cio' che il partito e' deve essere particolarmente accurata perche' la natura di questi partiti e' sospetta, e nulla di cio' che un partito fa puo' sanare un difetto grave in cio' che il partito e'. Anzi sapere cosa il partito e' puo' gettare luce sull'interpretazione di cio' che il partito fa. Ad esempio la Lega e' antimeridionalista e questo suggerisce cautela nell'interpretare i tours elettorali di Salvini nel meridione. Dopo aver analizzato cio' che il movimento e', bisogna valutare anche le sue azioni concrete. Pero' occorre fare attenzione: qualunque cosa di male abbiano fatto gli altri partiti, qualunque cosa di buono abbia fatto il movimento, non vale a cancellare l'analisi su cio' che il movimento e'. La dipendenza oscura dalla Casaleggio Associati, la passione per la democrazia diretta, la propaganda basata sulle bufale, i messaggi confusivi che ciascuno e' libero di interpretare a modo suo, il populismo, le espulsioni restano e pesano. Il fascismo era fascismo anche se faceva arrivare i treni in orario.
 
      11) Il ruolo del web
      Lo strumento principale nella costruzione dell'immagine, e del successo, del M5S e' stato il web, vero regno di Gianroberto Casaleggio. Ci sono stati, e' vero raduni ed eventi condotti in persona, dai meetup ai Vaffa Days, ma la spina dorsale dell'organizzazione anche per questi eventi e' stata la rete. La specialita' di Casaleggio, e il suo maggior talento era la manipolazione del web, che ha avuto un ruolo fondamentale nel far crescere il blog di Beppe Grillo, diventato uno dei siti con il maggior numero di accessi nel mondo intero. Gli ingredienti di questo successo sono molti: la precedente notorieta' di Beppe Grillo, conseguita attraverso decenni di spettacoli teatrali e televisivi; la sapiente scelta degli argomenti proposti sul blog, semplicistici perche' tutti potessero capirli, provocatori, e indirizzati ad una fascia di utenti gia' sensibile; il rilancio degli articoli del blog attraverso siti collegati, tutti gestiti da Casaleggio, che ne faceva salire la priorita' sui motori di ricerca. L'obiettivo, riuscito, di questa strategia era che l'utente che cercava su Google, ad esempio, "danni da vaccino" o "crisi energetica" trovasse il blog di Beppe Grillo nella prima pagina dei risultati della sua ricerca. Ovviamente una strategia comunicativa come questa ha successo con un pubblico giovane, che usa il web come strumento di informazione; gli anziani che si informano attraverso la televisione e magari ancora possiedono una polverosa enciclopedia acquistata a rate sono il bersaglio di un diverso tipo di propaganda, della quale lo specialista indiscusso era Silvio Berlusconi.
      Ne' con la rete, ne' con la televisione si possono propagandare con successo messaggi complicati; ma i messaggi complicati probabilmente ottengono in ogni caso un modesto successo di pubblico e in senso politico sono controproducenti perche' portano pochi voti. Nell'era di twitter la semplificazione via web e' vincente e Casaleggio ne era non solo il profeta, ma anche il tecnico piu' competente.
      Ci sono due ingredienti molto importanti del successo del web come arma di propaganda che vanno considerati: 1) la natura interattiva del mezzo, che trasforma l'utente in un produttore di informazione; e 2) la possibilita' di manipolare e indirizzare il consenso ottenuto dal messaggio. La natura interattiva del web consente a chiunque di produrre contenuti: un blog e' aperto ai commenti degli utenti, un forum e' costituito dai commenti degli utenti. Ciascuno e' al tempo stesso produttore e fruitore dell'informazione. Se questo strumento viene utilizzato nella propaganda politica il risultato e' che ciascuno si sente artefice del programma del suo partito e pio' legittimamente credere che il partito rifletta esattamente le sue ambizioni, perche' e' stato lui stesso a scriverle dentro lo strumento ufficiale di comunicazione. Lo strumento presuppone una grande ingenuita' dell'utente che non si accorge che accanto al suo commento ce n'e' uno di tenore opposto che appartiene anch'esso al "programma" del partito, e che pertanto nessuno dei due commenti vale nulla. Ma l'ingenuita' non e' una merce rara. La possibilita' di manipolare il consenso del messaggio si basa sulla caratteristica precedente: il manipolatore, che e' il gestore del blog o del forum, puo' aggiungere commenti anonimi, protetti da nicknames di fantasia, attaccando o sostenendo alcune delle posizione emergenti nella discussione e, attraverso la forma dei commenti, spesso provocatori, indirizzare la discussione pubblica nella forma voluta; puo' inoltre "moderare" (cioe' cancellare) i commenti indesiderati o che indirizzano la discussione in una direzione sgradita.
      Questi strumenti usati con abbondanza e con perizia da Gianroberto Casaleggio sono stati cruciali per la diffusione della propaganda e per il successo elettorale del M5S. Infatti quando si riesce a costruire uno strumento di comunicazione come il blog di Beppe Grillo, che e' letto da decine o centinaia di persone, qualunque messaggio puo' essere veicolato, purche' sia sufficientemente semplice. Inoltre grazie alla natura interattiva e alla manipolabilita' dello strumento e' possibile lanciare contenuti provocatori e studiarne l'effetto: cio' che funziona si mantiene, cio' che non funziona si lascia cadere o addirittura si rimuove. Lo strumento del web vince sempre, almeno fino a quando dalle parole non si passa ai fatti, dalle promesse alla realizzazione: a quel punto le contraddizioni implicite del sistema comunicativo esplodono.
      Una terza caratteristica cruciale della comunicazione via web e' data dalla possibilita' di profilazione dei dati dei simpatizzanti. Mentre la televisione ed il giornale cartaceo sono strumenti non interattivi nei quali il messaggio non puo' essere costruito in tempo reale attraverso i contributi degli utenti, la rete e' interattiva e puo' raccogliere contributi diversi, anche contraddittori, nella forma di commenti degli utenti allo stesso articolo del blog o argomento del forum. Ma lo strumento di comunicazione, il computer, puo' fare piu' di questo: puo' schedare e catalogare gli interventi dei diversi utenti e profilarli. La startegia della profilazione e' ampiamente usata dai siti commerciali: Amazon sa cosa avete comprato in passato e vi propone "suggerimenti di acquisto" correlati nella sua pubblicita': ovvero la pubblicita' effettuata via web e' personalizzata. Un partito politico che utilizzi strumenti di questo tipo puo' affinare i suoi messaggi rispetto alle richieste degli utenti e persino segnalare (via mail) messaggi diversi ad utenti diversi, cercando di indovinare i gusti politici di ciascuno. Ovviamente i messaggi devono essere tutti presenti sul blog; a se il blog contiene molti articoli, l'utente si affidera' sempre piu' alle segnalazioni che riceve; e se queste sono correttamente personalizzate sara' incline a trovarsi d'accordo e dare il suo consenso alla proposta politica.
      Ovviamente una strategia comunicativa costruita usando a fondo gli strumenti del web deve essere estremamente cinica: lo scopo finale e' soltanto conseguire il potere ed il messaggio e' finalizzato a questo scopo. Qualunque obiettivo diverso dal potere e' un ostacolo al raggiungimento del consenso. Il fine della profilazione del cliente per Amazon e' vendere il piu' possibile; quello della Casaleggio Associati prendere piu' voti possibile.
 
      12) Il non-partito e i costi della politica
      Lo scopo della propaganda orchestrata da Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo era presentare i partiti politici avversari nella peggiore luce possibile allo scopo di spostarne i voti verso il M5S. La parte politica piu' sensibile era l'elettorato del PD e la propaganda ha toccato in prevalenza tematiche care agli elettori di sinistra, attaccando il PD su queste per dimostrarne il tradimento della classe sociale di riferimento. L'elettorato di destra (Lega, FdI, FI) era meno sensibile alle tematiche della propaganda di Casaleggio e Grillo. Acune delle argomentazioni usate: disonesta', inciuci, governo non eletto, governo tecnico, mantenimento di parlamentari "eterni", costi della politica, etc. erano argomentazioni sulle quali il partito "nuovo" aveva un ovvio vantaggio su quelli vecchi, perche' era impossibile che un partito nuovo avesse fatto ricorso agli strumenti presentati come criminali. Il partito nuovo non ha semplicemente avuto il tempo di avere inquisiti, spendere soldi, fare inciuci, sostenere governi tecnici, etc.
      Il partito nuovo era costruito sulla base di una propaganda prevalentemente realizzata attraverso il web e anche i gruppi locali dei meetup erano coordinati attraverso il web. Alla fine l'elettore votava "Beppe Grillo", non i candidati locali. Questa condizione si e' rivelata fragile (come era prevedibile), e il M5S non ha mai brillato nelle elezioni amministrative nelle quali e' difficile credere di votare per il lume tutelare nazionale del partito. Il problema che si pone adesso al M5S e' che il radicamento sul territorio richiede sezioni e strutture, e probabilmente anche funzionari: ha cioe' costi. Il mito della politica senza costi si rivela una ennesima bufala, tra le tante propagandate da Beppe Grillo.
 
      Letture consigliate
      A. Bellelli sulla crisi della sinistra in Italia

 
      13) Il movimento ha fatto (anche) cose buone
      Certamente. Questa argomentazione pero' e' fallace per tre ragioni: in primo luogo le cose buone non possono cancellare i difetti di fondo; in secondo luogo il giudizio sul fatto che una azione politica sia buona o cattiva e' soggettivo, non oggettivo: cio' che e' buono per alcuni puo' non esserlo per altri; infine qualunque governo fa anche cose buone; infatti lo stesso argomento viene applicato anche al regime fascista. L'elenco di questi argomenti e' in ordine di importanza; ma nel testo che segue saranno discussi in un ordine diverso, per ragioni logiche.
      Qualunque governo fa (anche) cose buone. Questo e' un punto sul quale non possono esservi dubbi: una buona parte dell'azione dei governi consiste nel risolvere i problemi che inevitabilmente si pongono: ogni governo deve fare manovre economiche , intervenire su situazioni critiche, mantenere in funzione i servizi essenziali: istruzione, salute, assistenza, pensioni, giustizia, trasporti, etc. Il fascismo fece bonifiche, e fondo' l'INPS. La Democrazia Cristiana governo' il boom economico e promosse riforme importanti del servizio sanitario. Isolare le cose "buone" non puo' essere un grande parametro di valutazione dell'attivita' di un governo: la valutazione viene sempre da un bilancio di costi e benefici e le cose "buone" sono sempre pesate insieme a quelle cattive. Il regime fascista faceva arrivare i treni in orario (o almeno cosi' si dice) ma ammazzava gli oppositori o li mandava al confino, fece le leggi razziali e trascino' il paese in una guerra disastrosa a fianco della Germania Hitleriana.
      Le cose buone non cancellano i difetti di fondo di un partito, movimento o regime. Questa e' una conseguenza logica del punto precedente, ma e' anche l'argomentazione fondamentale del discorso. Una parte politica che perturba i meccanismi di funzionamento del sistema democratico o fa propaganda in tal senso e' inaccettabile, qualunque cosa faccia. Il partito-azienda di Silvio Berlusconi realizzava una situazione nella quale il Presidente del Consiglio era il datore di lavoro di molti dei parlamentari che votavano la fiducia al suo governo. Questa condizione era obbrobriosa e sovvertiva qualunque possibilita' di indipendenza dei poteri legislativo ed esecutivo. Il difetto di fondo, quando esiste, supera qualunque considerazione su cio' che un partito puo' fare o non fare: anche se Berlusconi avesse fatto soltanto cose buone, non sarebbe andato bene lo stesso. Del Fascismo e' inutile dire: un regime dittatoriale sovverte per programma le istituzioni democratiche ed e' quindi comunque inaccettabile, a prescindere da quello che fa. Ovviamente il difetto di fondo prima o poi si manifestera' nelle azioni del partito, che fara' cose cattive perche' richieste dalla sua natura difettosa; ma spesso la gente avra' difficolta' a vedere il nesso tra il difetto di fondo e l'azione sgradita (ad es. l'espulsione di un parlamentare), e credera' che l'azione sgradita sia un "incidente di percorso".
      La valutazione di buono o cattivo non e' assoluta. Questo argomento contiene in se due proposizioni distinte: la soggettivita' del giudizio e la valutazione del rapporto costi-benefici. 1) La societa' e' composita, ed ospita al suo interno idee diverse e categorie sociali diverse; cio' che e' buono per alcuni puo' non essere buono per altri. Ad esempio nel referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari da 945 a 600 tenutosi il 20 e 21 settembre 2020 circa il 70% dei voti espressi erano per il si e circa il 30% per il no. La maggioranza dei votanti riteneva quindi che la riduzione del numero dei parlamentari fosse una cosa buona, mentre il 30% riteneva che fosse una cosa cattiva; e questo a prescindere da qualunque indagine sulle motivazioni esposte dai due schieramenti. Buono o cattivo sono giudizi soggettivi. 2) Una azione politica produce sempre benefici ed ha sempre costi. A volte benefici e costi possono essere a carico delle stesse categorie sociali, ma piu' spesso i costi sono economici e si riversano sull'imposizione diretta e sono quindi ripartiti in misura progressiva rispetto ai redditi. La valutazione di una azione politica non puo' riguardare i soli benefici (come vorrebbero gli esponenti della politica che cercano sempre di ottenere il massimo risalto propagandistico per le azioni del loro partito) ma deve includere i costi. Ad esempio il reddito di cittadinanza e' un beneficio per alcune categorie meno abbienti ma ha costi che vengono scaricati non soltanto sulle categorie piu' abbienti, ma sulle generazioni future in quanto la misura e' stata fatta a debito. L'incremento del debito pubblico e' un costo sociale importante che non va a carico soltanto della fiscalita' ma che comporta anche necessariamente una penalizzazione dei servizi che lo stato e' in grado di offrire ai cittadini; poiche' quanto meno il cittadino e' abbiente tanto piu' ha bisogno dei servizi dello stato, il costo del RdC si distribuisce in maniera progressiva sulla fiscalita' ma anche in maniera non progressiva o antiprogressiva sui servizi. Ogni azione politica ha lati buoni e lati cattivi.
      Per mettere in ordine di importanza le argomentazioni qui sviluppate occorre considerare che i giudizi sui principi democratici sono oggettivi: se si ammette la premessa che il sistema politico desiderabile e' quello democratico, questo e' regolato da alcune regole e principi inderogabili: rappresentativita', indipendenza dei poteri, controllo reciproco tra i poteri. Un partito o movimento che non rispetti questi principi e' oggettivamente inaccettabile. Le valutazioni sulle singole azioni politiche o sul loro complesso sono in genere soggettive e possono risultare difformi tra i cittadini.
 
      14) 1, 2, 3 MoVimenti 5 Stelle
      Una delle ragioni per le quali e' difficile definire cosa sia in realta' il M5S e' che esistono varie associazioni con questo nome, tra loro collegate e tutte contemporaneamente attive:
la prima in ordine cronologico e' quella che Gianroberto Casaleggio aveva lanciato il 4 ottobre 2009 al teatro Smeraldo di Milano. Per intenderci questo e' il M5S che era regolato attraverso il non-statuto. Gianroberto Casaleggio racconto' le origini del M5S in una lettera al Corriere della Sera, pubblicata il 30 maggio 2012, quindi quasi 3 anni dopo l'effettiva fondazione del M5S. La sede di questo primo M5S era esclusivamente virtuale, sul blog di Beppe Grillo, curato dalla Casaleggio Associati; poiche' la sede della Casaleggio Associati e' a Milano, possiamo indicare questo M5S come il M5S di Milano. La fondazione del M5S di Milano (2009) e' preceduta dal blog di Beppe Grillo (iniziato, grazie alla collaborazione con Gianroberto Casaleggio, nel 2005); dai meet-up degli Amici di Beppe Grillo; e dai due Vaffa days (2007 e 2008). Federico Pizzarotti fu eletto sindaco di Parma a maggio del 2012, come candidato del M5S di Milano.
La seconda e' quella registrata a Genova da Beppe Grillo, suo nipote Enrico Grillo e il commercialista di Beppe Grillo, Enrico Maria Nadasi il giorno 18/12/2012, in tempo per partecipare alle elezioni politiche nazionali del 2013. Questo M5S ha sede in Genova. I Casaleggio e la Casaleggio Associati non sono nominati nello statuto di questa associazione. Il M5S di Genova e' quello del 25% alle politiche del 2013, e del famoso streaming con l'On. Bersani.
La terza e' quella che e' stata registrata da Luigi Di Maio e Davide Casaleggio nel 2017 a Roma, con sede in Roma. Lo statuto del 2017 e' stato emendato nel 2020 per aggiungere il Direttivo a 5 membri (in precedenza era previsto il solo capo politico). Il M5S di Roma e' quello dei due governi Conte. Lo statuto del M5S di Roma è molto interessante per la ricostruzione storica del Movimento perche' cita l'associazione pecedente (il M5S di Genova) come se fosse attiva e indipendente ma alleata: "Alla denominazione del 'Movimento 5 Stelle' potra' essere abbinato il simbolo di proprieta' dell'omonima associazione 'Movimento 5 Stelle' con sede in Genova, concesso in uso dalla medesima ..." (art. 1, comma b). Lo statuto cita inoltre l'Associazione Rousseau: "Gli strumenti informatici attraverso i quali l'associazione [M5S di Roma] si propone di organizzare le modalita' telematiche di consultazione dei propri iscritti ... saranno quelle di cui alla c.d. 'Piattaforma Rousseau', mediante appositi accordi da stipularsi con l'Associazione Rousseau." (art. 1, comma c)
      L'associazione Rousseau e' stata invece fondata da Gianroberto e Davide Casaleggio a Milano, presso la sede della Casaleggio Associati, nel 2016, poco prima del decesso di Gianroberto. Risulta quindi cronologicamente intermedia tra il M5S di Genova (nel cui statuto ovviamente non e' nominata) e il M5S di Roma (nel cui statuto viene indicata come proprietaria degli strumenti informatici di cui il M5S di Roma si impegna a servirsi).
      Il "sistema M5S" e' in pratica un complicato incastro di strutture, associazioni e societa' tra loro interdipendenti che include: (1) la Casaleggio Associati; (2) il blog delle Stelle; (3) il blog di Beppe Grillo; (4) l'Associazione Rousseau; (5) il M5S di Genova; (6) il M5S di Roma. Non e' chiaro se esista ancora, in stato dormiente, il M5S di Milano, mentre e' certo che le altre associazioni ed entita' indicate coesistono sebbene con complicati cambi di gestione (ad es. il blog delle Stelle era prima il blog di Beppe Grillo e l'attuale blog di Beppe Grillo e' una gemmazione del vecchio).
      Oggi alcuni nodi vengono al pettine: il M5S di Roma vorrebbe scindere i suoi legami con l'Associazione Rousseau, salvo che questi legami non sono sanciti da un contratto, che può essere rescisso, ma dallo statuto. Di fatto il M5S di Roma prevede di organizzare tutte le sue attivita' istituzionali con modalita' telematiche gestite attraverso la piattaforma Rousseau e cede quindi un grande potere reale all'Associazione Rousseau.
 
      15) La crisi del 2020
      Il movimento e' entrato in crisi a seguito di una impressionante serie di sconfitte elettorali registrate nelle elezioni amministrative del 2019-20. I sondaggi lo valutano intorno al 15% su scala nazionale, ma nelle elezioni regionali del 2019-20 molto raramente ha raggiunto la soglia del 10% e spesso neppure quella del 5%. Il malcontento dei parlamentari M5S e' motivato da ragioni egoistiche (molti di loro sono al secondo mandato e la regola dettata dalla propaganda populistica del movimento e' che i parlamentari possono fare soltanto due mandati; questa regola e' stata utile per gettare discredito sugli altri partiti quando il M5S non aveva nessun parlamentare ma oggi non piace piu'), ma anche dalla consapevolezza del crollo del consenso: se i voti non ci sono piu', rischiano anche i parlamentari al primo mandato e gli aspiranti parlamentari.
      Il nocciolo della questione e' che la propaganda ideata da Gianroberto Casaleggio poteva funzionare una sola volta: sparata la sua unica cartuccia l'arma e' scarica. Come abbiamo visto sopra Casaleggio ha sfruttato parole d'ordine facili ma ambigue ed ha usato la popolarita' di Beppe Grillo. Le parole d'ordine si sono rivelate per quello che erano: false promesse; la popolarita' di Beppe Grillo e' stata spesa per propagandarle e oggi non e' recuperabile. Il forte contrasto interno al movimento, che ha portato alle dimissioni di Di Maio da capo politico, e il contrasto tra i parlamentari e Davide Casaleggio, riflette una crisi che non ha soluzioni e della quale non si intravede uno sbocco.
      Come e' stato discusso sopra, il consenso ottenuto dal M5S attraverso il web prescindeva dai contenuti, che erano spesso autocontraddittori anche perche' in larga parte frutto di contributi caoticamente inseriti dagli utenti. Il risultato e' che alla prova dei fatti gli utenti si sono sentiti traditi: "io avevo scritto o letto sul blog che si doveva fare cosi' e cosi', come mai non e' stato fatto?". Si avvera la premessa per la quale un successo conseguito in fretta si perde anche in fretta. Il motivo per il quale la profilazione commerciale funziona e quella politica non funziona dovrebbe essere abbastanza evidente. Amazono profila i clienti sulla base dei loro acquisti precedenti e reclamizza la canna da pesca al pescatore e la macchina fotografica al fotografo. Se la profilazione ha successo, il pescatore compra la canna da pesca e il fotografo la macchina fotografica: entrambi comprano cio' che desiderano e che usano. Il partito politico che usa il web come strumento di propaganda, segnala proposte di legge per misure di sostegno economico a chi ha espresso nei suoi commenti sul blog interesse per questo tipo di misure e misure di repressione della criminalita' o dell'immigrazione a chi nei commenti sul blog si mostra interessato a queste tematiche. Dopo il voto, pero' entrambi i tipi di elettori si accorgono di aver votato lo stesso partito, e non e' affatto detto che fosse il partito che desideravano: e' come se il pescatore e il fotografo si ritrovassero ad aver comprato entrambi un tostapane.
      Quanto puo' reggere il M5S se persegue nella strategia comunicativa opportunistica delle sue origini e quanto puo' reggere se la abbandona? E' difficile rispondere a questa domanda, ma io penso che possa reggere poco in entrambi i casi e la perdita di consensi sia inevitabile: e' stata rapida all'inizio ed e' piu' lenta adesso, ma non si vede in che modo la tendenza possa essere invertita.
 
      16) Il Consiglio Direttivo a 5 membri
      Dopo una lunga gestazione (gli "Stati Generali" del M5S) è stato approvato nel 2020 un nuovo statuto che sostituiisce il "Capo politico" con un Consiglio Direttivo, elettivo, di cinque membri. Per un partito gestito in modo rigidamente autocratico prima da Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo e dopo la morte del primo dal solo Beppe Grillo, seppure in parte attraverso l'interposta persona del Capo politico nominato apparentemente dal Garante si tratta di una grande novità. L'approvazione del nuovo statuto coincide però con un momento di tensione con l'Associazione Rousseau e col suo presidente, Davide Casaleggio; e poiché il nuovo statuto continua a prescrivere l'obbligo di utilizzare la piattaforma Rousseau, le votazioni dell'organo direttivo non vengono svolte e rimane in carica (prorogata) il reggente, Vito Crimi.
 
      17) Il 2021: l'anno della scissione
      La crisi del 2020 e' entrata nella sua fase risolutiva nel 2021, l'anno in cui avviene la scissione tra il Movimento 5 Stelle e la piattaforma Rousseau di Davide Casaleggio. Il problema era nell'aria da tempo, e vale la pena di ripercorrerne brevemente le tappe, fin dall'inizio. Il M5S nasce dalle stravaganti idee di Gianroberto Casaleggio, piccolo imprenditore del web. Le idee di Casaleggio riguardavano soprattutto il web: come questo ci condiziona e come noi potremmo usarlo per riformulare la società e la democrazia. Ne era un esempio quella parodia che andava sotto il nome di democrazia diretta. Gianroberto aveva reclutato Beppe Grillo, all'epoca già affermato per i suoi spettacoli di satira politica, gli aveva aperto il blog, del quale era anche (segretamente) il principale contributore. La propaganda di Casaleggio, affidata a Beppe Grillo era fin dall'inizio profondamente disonesta, perche' teneva in secondo piano e quasi nascosto il suo vero autore (Gianroberto Casaleggio) ed i suoi reali, ancorché a tutt'oggi misteriosi, progetti: la democrazia diretta era citata ogni tanto ma il tasto principale era la disonestà dei partiti e l'onestà del Movimento. La campagna denigratoria contro gli avversari politici era preminente. Quando il M5S è effettivamente entrato nell'agone politico, i suoi rappresentanti erano presentati come i "portavoce" dei loro elettori e la loro autonomia era sminuita. La regola dei due mandati, che vietava sostanzialmente le carriere politiche autonome dei deputati e senatori aveva uno scopo propagandistico (l'attacco ai politici di lungo corso degli altri partiti) ed uno di controllo: rendere il parlamentare sostituibile significava manetere il potere nelle mani di coloro che invece non cambiavano ed erano inamovibili: Casaleggio e Grillo. L'ingrediente fndamentale di questa ricetta tossica era la propaganda svolta esclusivamente tramite il web, saldamente nelle mani di Gianroberto Casaleggio.
      Il piano era però troppo ingenuo e contorto per funzionare: una volta che i parlamentari M5S sono diventati numerosi (con le elezioni politiche del 2013 e poi del 2018) ed hanno assunto ruoli ufficiali, i mezzi di comunicazione "normali" hanno cominciato a intervistarli e a dare loro visibilità autonoma, come prevedibile. All'inizio Beppe Grillo (probabilmente su istigazione di Gianroberto Casaleggio) aveva provato a vietare loro di apparire in televisione e di rilasciare interviste, ma ovviamente questi divieti, sebbene associati alle piu' feroci epurazioni, non potevano reggere sul lungo periodo. Come risultato la struttura rigidamente monarchica del M5S con Gianroberto Casaleggio come re e Beppe Grillo come ministro si e' sgretolata e si e' trasformata di fatto in un triumvirato: Casaleggio, Grillo e Luigi Di Maio in rappresentanza dei parlamentari M5S.
      Anche il triumvirato era però instabile: una volta che i parlamentari M5S hanno preso coscienza del proprio potere hanno cominciato a mettere in crisi quello di Casaleggio; inoltre hanno cominciato a litigare tra loro. Un altro fattore di instabilita' era dato dagli espulsi nella fase precedente, che a loro volta avevanon un certo seguito autonomo. La morte di Gianroberto, e il subentrare a suo posto del figio Davide, la costituzione dell'associazione Rousseau dei due Casaleggio e la ricostituzione del M5S ad opera di Davide e Luigi Di Maio (col simbolo concesso in comodato d'uso da Beppe Grillo) sancivano l'inizio della fase successiva, che però ha avuto breve durata perché sulla scena si è affacciato Giuseppe Conte il cui ruolo e potere mediatico sono rapidamente cresciuti. Conte non e' mai stato un vero attivista nel M5S; al massimo un simpatizzante. Non era realmente soggetto all'autorità di Beppe Grillo e Casaleggio, sebbene li avesse inizialmente ossequiati e si e' rapidamente imposto perche' piu' capace e realista.
      Col 2021 si e' consumata la rottura definitiva: Davide Casaleggio e la fondazione Rousseau si sono dissociati dal M5S. Alessandro Di Battista e altri esponenti di un certo spicco probabilmente rimangono vicini a Casaleggio, mentre i parlamentari vicini a Di Maio cercano di ricavarsi uno spazio autonomo. Giuseppe Conte, investito da Beppe Grillo del compito di rifondare il M5S guida la componente maggioritaria dei parlamentari che però chiedono l'abolizione della regola dei due mandati. Inoltre Giuseppe Conte non ha nulla dell'originale fervore iconoclasta di Beppe Grillo.
      Come se i problemi elncati finora non bastassero, Beppe Grillo nel 2021 ha reso pubblico un video orripilante a difesa del figlio, indagato per il reato di violenza sessuale, alienandosi molti dei suoi seguaci.
      Cosa succedera' adesso? Al momento sembra che Beppe Grillo si stia isolando, grazie anche al suo video; e che esistano in campo tre fazioni ferocemente avverse tra loro, guidate rispettivamente da Davide Casaleggio (insieme con Di Battista), da Giuseppe Conte e da Luigi Di Maio. Di certo del vecchio sogno di Gianroberto Casaleggio resta pochissimo, forse nella fazione guidata dal figlio, della rabbia di Beppe Grillo resta l'eco, prevalentemente nella fazione guidata da Di Maio. Una quarta fazione, piu' disordinata e' rappresentata dagli ex-M5S espulsi nelle fasi precedenti. E' il caso di dire che quello che nasce male finisce peggio.
 
      18) Giuseppe Conte, rifondatore mancato
      In barba al nuovo statuto e al previsto organo direttivo di cinque membri, a febbraio del 2021 Beppe Grillo di sua iniziativa nomina Capo politico l'ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che non è neppure iscritto al M5S, e che scavalca tutti gli attivisti della prima ora a cominciare da Luigi Di Maio. Beppe affida a Giuseppi il compito di rifondare il Movimento. Giuseppe Conte gode di un certo credito all'interno del Movimento e si mette al lavoro. Risolve la querelle con Davide Casaleggio e ottiene la lista degli iscritti; stipula contratti con altre ditte informatiche per le votazioni necessarie alle pratiche interne e riformula lo statuto reintroducendo la figura del Capo politico. L'organo direttivo di cinque membri non è mai stato eletto e lo statuto vigente non è mai stato applicato. Al momento di votare il nuovo statuto, a giugno 2021, Beppe Grillo lancia un altola'. Il nuovo statuto infatti ridimensiona il ruolo del Garante, che è di Beppe Grillo da sempre e per il quale non si prevede avvicendamento (negli statuti precedenti; la bozza di statuto di Giuseppe Conte non è stata diffusa al pubblico). In due uscite pubbliche, una in persona con i parlamentari del Movimento e una sul suo blog Beppe Grillo esautora completamente il capo politico in pectore: "Conte... non ha né visione politica, né capacità manageriali. Non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione." e annuncia di aver contattato Davide Casaleggio per procedere all'elezione dell'organo direttivo a cinque sulla piattaforma Rousseau. La mossa di Beppe Grillo spiazza completamente i suoi seguaci e crea di fatto una scissione tra contiani e grilliani.
      Il M5S e' stato fin dall'inizio un oggetto politico estremamente ambiguo, i cui ingredienti erano: 1) un progetto di Gianroberto Casaleggio che nessuno ha mai conosciuto e rivelato appieno e che il guru si è portato nella tomba; 2) un portavoce di grande visibilità (Beppe Grillo) ma di scarsissime capacità logiche e progettuali, i cui interventi sul blog (creato da Casaleggio) erano in massima parte scritti da altri (spesso Casaleggio e il suo staff); 3) alcune premesse di larga partecipazione democratica (democrazia diretta, meet-up) completamente false e palesemente smentite dalle espulsioni di chiunque deviasse dall'ortodossia dettata dai duumviri Casaleggio e Grillo; 4) Una propaganda estremamente violenta gestita da Grillo e da molti giovani adepti; 5) una serie di parole d'ordine semplicistiche (onesta', democrazia diretta, partecipazione, ecologismo); 6) alcune promesse, in parte realizzate e in parte disattese, di tipo assistenzialistico (reddito di cittadinanza) o populistico (blocco di Ilva, Tav, Tap, liberta' vaccinale). In pratica una amalgama di propaganda violenta e operazioni populistiche di stampo vetero-democristiano.
      In tutto questo, Giuseppe Conte, simpatizzante non iscritto, si situa malamente. Rifiuta la propaganda violenta, che sostituisce con discorsi democristiani fatti di ambiguita' e vaghezza, e accetta l'investitura del Garante, contraria allo statuto in vigore, che lui riformula in modo restauratore, ma a suo vantaggio, cercando di limitare lo strapotere di Grillo. Che Conte piaccia a una parte degli elettori del M5S è chiaramente un segno della confusione di questi ultimi, perché Conte rinuncia a tutte le parti piu' appariscenti della propaganda M5S e ne mantiene invece tutti gli aspetti piu' intransigentemente antidemocratici, che i duumviri cercavano di nascondere. D'altra parte il M5S ha sempre avuto una base di populismo democristiano che Conte mantiene, negandone l'esistenza.

Puoi scrivere commenti, sottoposti a moderazione, nello spazio qui sotto (lunghezza massima = 160 caratteri):